La verità sulla medicina difensiva

La "Medicina difensiva" è un concetto creato dal settore assicurativo medico per descrivere una tendenza dei medici a prescrivere esami e trattamenti "non necessari" ad i pazienti in conseguenza ad un contenzioso per responsabilità medica "fuori controllo". La realtà della medicina difensiva, tuttavia, sembrerebbe essere qualcosa di completamente diverso.

Al fine di comprendere le reali cause del fenomeno chiamato "Medicina difensiva" merita guardare oltreoceano ed anteporre alcune osservazioni circa uno studio condotto nel 2012 negli Stati Uniti, ovvero la nazione in cui storicamente si è sviluppato ed è più diffuso il contenzioso per responsabilità medica.

Nell'estate del 2012, il Journal of Empirical Legal Studies ha pubblicato uno studio completo che dimostra che la spesa sanitaria - il numero di test e procedure ordinati per paziente - non è stata affatto influenzata dalla forte diminuzione del contenzioso determinata dalla riforma legislativa in tema di danni alla persona.

Il numero di esami e procedure ordinate non aveva alcuna relazione con i "caps", cioè con le limitazioni normative delle somme ottenibili come risarcimento in caso di danni dovuti a malasanità) o con i tassi più bassi di cause per negligenza. Persino in Texas, dove drammatiche "riforme" della tort law hanno eliminato molti dei diritti dei pazienti a favore della "protezione" per i medici, non si è verificata alcuna diminuzione della cosiddetta medicina "difensiva" dopo la riforma.

In effetti, c'è stato un leggero aumento delle spese mediche e degli esami in alcune aree, in particolare nei centri urbani, dopo l'attuazione delle "riforme". Gli autori dello studio hanno ipotizzato che tale circostanza fosse dovuta al fatto che, in seguito alla riduzione o eliminazione del contenzioso per malasanità, molti medici abbiano optato per trattamenti più aggressivi (e quindi più costosi) indipendentemente dal fatto che essi rispondessero alle effettive esigenze di cura del paziente.

In effetti, persino l'ufficio del Congresso del bilancio ha rilevato che, anche se in tutta la nazione sono state promulgate drastiche ed estese "riforme", il miglior risultato possibile sarebbe una riduzione dei costi sanitari di mezzo punto percentuale - e non più dello 0,3% sarebbe attribuibile ad una riduzione di esami e procedure. Il CBO ha anche notato che probabilmente si verificherebbero costi notevolmente maggiori, poiché senza l'effetto deterrente dei del contenzioso per negligenza i medici ordinerebbero maggiori quantità di servizi per i pazienti lesionati. Allo stesso modo, il CBO stima che il costo per i contribuenti aumenterebbe, poiché i costi normalmente sostenuti dai medici che lesionano i pazienti (e le compagnie assicurative private di quel medico) sarebbero trasferiti ai contribuenti tramite Medicare.

In effetti, le "prove" della "medicina difensiva" derivano interamente da indagini di medici, quasi sempre sponsorizzate e condotte in USA da gruppi politici che fanno pressioni per protezioni minori per i pazienti. Infatti, pubblicazioni autorevoli come il New York Times, il Washington Post e il New Yorker hanno concluso che la vera ragione per cui i medici ordinano troppi test e procedure non è a causa di timori legittimi o illegittimi di cause per malasanità, ma perché traggono profitto da questi test e procedure.

Alla luce delle conclusioni tratte riguardo agli USA dal citato studio e dalle previsioni del CBO, appare lecito domandarsi se, anche in Italia, la cosiddetta "medicina difensiva" non sia affatto la conseguenza del timore generato nella classe medica dall'incremento del contenzioso per responsabilità professionale e se, in seguito la riforma della responsabilità medico-sanitaria operata dalla L. n. 24/2017, non possa verificarsi, come negli USA, un effetto opposto all'auspicata riduzione della cosiddetta "medicina difensiva".

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